È una fotografia che dovrebbe far riflettere chi amministra Portoferraio. Da una parte, una delle banchine più prestigiose del Mediterraneo, capace di ospitare il Drizzle, il nuovo superyacht del fondatore di Zara Amancio Ortega, insieme a decine di imbarcazioni che rappresentano il turismo di lusso mondiale. Dall’altra parte bastano pochi passi nel centro storico per imbattersi in uno scenario che con il lusso, la bellezza e l’accoglienza non ha assolutamente nulla a che vedere.
Le immagini parlano da sole. Mozziconi di sigarette infilati tra le pietre storiche. Escrementi di cane lasciati sui percorsi pedonali. Frammenti di vetro abbandonati. Pavimentazioni sporche. Arredi esterni dei locali sistemati senza alcun criterio. Attività chiuse. Una sensazione diffusa di abbandono. Il tutto a pochi metri da yacht che valgono centinaia di milioni di euro.
Il problema non è il turismo di lusso. Il problema è il messaggio che Portoferraio trasmette. Chi arriva con una barca da 15, 40 o 90 metri dovrebbe trovare una città all’altezza del suo patrimonio storico. Invece trova una delle città medicee più belle del Mediterraneo lasciata in balia dell’incuria quotidiana. Non servono nuove opere o grandi annunci: servono manutenzione, pulizia, controlli e rispetto.
Le fotografie mostrano situazioni che non possono essere nate in una sola giornata. Significa che manca continuità nella cura della città. Manca un controllo costante del decoro urbano. Manca una vigilanza efficace sugli spazi pubblici. Manca il rispetto delle regole per l’occupazione del suolo pubblico. Perché un centro storico come quello di Portoferraio non può trasformarsi in un luogo dove i mozziconi diventano parte dell’arredo urbano, gli escrementi restano per giorni sui marciapiedi e il disordine diventa normalità.
Il paradosso della Darsena un po' "albergo" di lussuosi super-yaxcht un po' ricettacolo di sporcizie e incuria.
Il danno più grande è quello d’immagine. Portoferraio vive di turismo. Ogni fotografia pubblicata da un visitatore vale più di una campagna pubblicitaria. Ma vale anche il contrario. Le immagini di sporcizia, incuria e degrado fanno il giro dei social molto più velocemente di qualsiasi slogan promozionale. È un paradosso difficile da accettare: si investe per attrarre turismo di qualità e poi si offre uno spettacolo indegno proprio nel cuore della città.
Non è una questione politica. È una questione di rispetto. Rispetto per chi vive Portoferraio tutto l’anno. Per chi paga le tasse. Per gli operatori che lavorano seriamente. Per i turisti che scelgono l’Elba. E perfino per chi arriva con uno yacht da centinaia di milioni di euro e si aspetta di trovare una città all’altezza della sua storia.
Portoferraio non è un porto qualunque. È Cosmopoli, una città fondata per stupire il mondo, una delle fortezze medicee più belle del Mediterraneo. Vederla ridotta così fa male. E la domanda è inevitabile: com’è possibile che si permetta tutto questo proprio nel salotto dell’Isola d’Elba.
Simone Baldini










